ERRORE SCUSABILE E PROCESSO AMMINISTRATIVO TELEMATICO

Secondo il TAR Campania l’imminente entrata in vigore del PAT può giustificare la concessione della rimessione in termini.

Con la sentenza n. 1063/2016 il TAR Campania ha ritenuto di concedere la rimessione in termini al ricorrente che non aveva correttamente dato seguito a quanto disposto dal Giudice per effettuare la notifica per “pubblici proclami”.

Infatti, il Collegio con ordinanza del Dicembre 2015 disponeva l’integrazione del contraddittorio tramite “la notifica ai controinteressati mediante pubblicazione sul sito web dell’amministrazione e in Gazzetta Ufficiale“. La parte ricorrente, successivamente, depositava istanza per avere chiarimenti sul fatto che tale ordinanza intendesse “cumulativamente” o “alternativamente” le due modalità di pubblicazione.

Il ricorrente, pertanto, chiedeva la rimessione in termini per errore scusabile, per non aver compreso la corretta modalità di notifica (pubblicazione, sul sito web dell’amministrazione, del testo integrale del ricorso, dell’elenco nominativo dei controinteressati e degli estremi dell’ordinanza e, in Gazzetta Ufficiale, di alcune più sintetiche indicazioni).

Il TAR Campania ha ritenuto di concedere la rimessione in termini, in quanto “sussistono diverse incertezze applicative rispetto all’utilizzo delle tecnologie informatiche e telematiche nelle processo amministrativo, nelle more della imminente introduzione del processo amministrativo telematico“.

Pur felice per chi si sia giovato del beneficio, non si può non tacere di alcune incongruenze nella motivazione.

Infatti, la modalità di notifica tramite pubblicazione sul sito web dell’Amministrazione e avviso sulla Gazzetta ufficiale, non è una modalità di notifica oggetto di normazione da parte del DPCM n. 40/2016 (recante le Regole tecniche del Processo Amministrativo Telematico).

Inoltre, la decisione del TAR Campania è precedente alla pubblicazione delle regole tecniche, e pertanto non si comprende quali nuove norme (non ancora pubblicate!) abbiano potuto ingenerare incertezza.

Tale modalità di notifica, sebbene sovente denominata “per pubblici proclami”, rientra nella fattispecie di cui all’art. 151 c.p.c., ovvero delle “forme di notificazione ordinate dal giudice“. La modalità di notificazione ordinata dal TAR Campania è da tempo utilizzata qualora sia necessario integrare il contraddittorio, specie in materia di pubblici concorsi o di pubblico impiego.

Lo stesso TAR Campania riconosce che “l’ordinanza citata recasse indicazioni non equivoche in merito alle modalità di notifica“. Inoltre, l’errore della parte ricorrente non può essere giustificata dall’imminente entrata in vigore del Processo Amministrativo Telematico, dal momento che  non si può ravvisare nessuna incertezza normativa alla fattispecie in discussione.

Il ricorrente avrebbe potuto seguire le disposizioni del Giudice senza incorrere in alcun problema di interpretazione delle nuove norme che, semplicemente, non contemplano tale modalità di notifica. Non basta un riferimento al sito web dell’Amministrazione per entrare nell’ambito del Processo Amministrativo Telematico.

Tali dubbi sono tanto più fondati se si considera che l’art. 37 D.Lgs. 104/2010 dispone che il giudice può disporre la rimessione in termini per errore scusabile in presenza di oggettive ragioni di incertezza su questioni di diritto o di gravi impedimenti di fatto.

Pertanto, l’errore scusabile e la conseguente rimessione in termini presuppone una situazione normativa confusa oppure uno stato di incertezza per la oggettiva difficoltà di interpretazione di una norma, o ancora, per contrasti giurisprudenziali esistenti o per il comportamento non lineare dell’amministrazione, idoneo a ingenerare convincimenti non esatti, o comunque di errore non imputabile al ricorrente.

Come riconosciuto dalla recente pronuncia del Consiglio di Stato n. 820/2016, nel processo amministrativo la rimessione in termini per errore scusabile costituisce istituto di carattere eccezionale, atteso che introduce una deroga al principio cardine della perentorietà dei termini di impugnativa.

 

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