Ci risiamo. La notifica PEC è inesistente.

Il Consiglio di Stato, con ennesimo revirement, ha dichiarato inesistente la notifica a mezzo posta elettronica certificata.

Il Consiglio di Stato non trova pace, e nella recente pronuncia n. 4724 del 16 Novembre scorso ha dichiarato d’ufficio l’inesistenza della notifica in quanto tale modalità di notificazione non appare applicabile alla Giustizia Amministrativa fino all’entrata in vigore del DPCM 40/2016.

Per rivedere l’evoluzione della giurisprudenza sul punto rinvio a dei precedenti articoli, in cui dapprima la notifica PEC era stata dichiarata inesistente, e quindi ammissibile dallo stesso Consiglio di Stato.

La motivazione della sentenza richiama il disposto del terzo comma dell’art. 16 quater D.L. 179/2012, per il quale “non si applicano alla Giustizia Amministrativa” alcune modifiche apportate  alla L. 53/1994, recanti le modalità operative che il difensore deve seguire per effettuare una notifica in proprio a mezzo PEC.

A ben guardare, tuttavia, tali regole corrispondono sostanzialmente a quanto previsto dall’art. 14 DPCM 40/2016, recante le regole speciali della notifica a mezzo PEC per il PAT.

A un mese dall’entrata in vigore del PAT, un approccio formalistico deve necessariamente essere valutato da un punto di vista dell’opportunità della pronuncia ancor prima delle valutazioni giuridiche che la sorreggono.

Senz’altro di approccio formalistico si parla, atteso che il Consiglio di Stato pare condividere quanto recentemente affermato dal TAR Lombardia nel dire che, nel valutare l’ammissibilità di una modalità di notificazione, gli elementi formali devono essere valutati dal Giudice con massima perizia.

Tale approccio non convince, dal momento che la stessa L. 53/1994 prescrive che la violazione di ogni requisito formale della notificazione comporta la nullità della notificazione stessa – e, quindi, non di inesistenza si parla! – ma si tratta certamente di una delle disposizioni meno applicate della recente storia giuridica. La giurisprudenza civile, nei confronti delle notifiche PEC, si è recentemente accostata con un atteggiamento garantista, tale da evitare la dichiarazione di nullità della notificazione laddove la notifica abbia raggiunto lo scopo (Sezioni Unite della Corte di Cassazione n. 7665 del 18 aprile 2016).

Pertanto, se si considera ormai ammissibile una notificazione effettuata in carenza di alcuni requisiti formali previsti a pena di nullità, come è possibile che un atto notificato secondo tutte le regole tecniche della materia possa essere dichiarato inesistente?

Come noto, la sanzione dell’inesistenza non trova compiuta definizione codicistica, ma è frutto del lavoro dottrinale e giurisprudenziale. Si intende inesistente la notifica carente degli elementi formali che consentono a un determinato atto di essere riconosciuto come regolarmente notificato. Tale sanzione è, quindi, a tutela della parte che, ricevuta una notifica, deve essere in grado di riconoscere quell’atto come inizio della pendenza di un giudizio, al fine di poter esperire le proprie difese. L’inesistenza, inoltre, è sanzione elaborata dalla giurisprudenza per i casi in cui manchi un collegamento tra il destinatario dell’atto e il soggetto o il luogo presso il quale è notificato (Cass. sent. 13/05/2011, n.10637).

Nel caso della notifica a mezzo PEC, il Consiglio di Stato ha fondato l’inesistenza sulla base del fatto che, mancando le regole tecniche, tale modalità di notifica non può essere considerata un tipico atto di notificazione, non potendo il Giudice sostituirsi al Legislatore nell’ammettere ciò che la legge non ammette.

La mancanza delle regole tecniche: segreti di Pulcinella e sistemi teorici sulfurei.

La ricostruzione normativa alla base della decisione del Consiglio di Stato è senz’altro ineccepibile ma non dà alcun rilievo a un dato dell’esperienza altrettanto rilevante: le regole tecniche sono state approvate nel marzo del 2016 e solo una disposizione transitoria ne differisce l’applicabilità al 1 Gennaio 2017. Il dettato di tali regole non si discosta negli elementi essenziali da quanto previsto dall’art. 3 bis L. 53/1994.

Per tale motivo, qualora il difensore applichi tali norme per confezionare la busta da notificare, non si potrebbe ragionevolmente pensare che l’avvocato ricevente non sia in grado di riconoscere il messaggio come un atto di notifica a mezzo PEC.

Si sottolinea, infatti, che le Amministrazioni dello Stato (nel caso in esame il Ministero della Giustizia) sono domiciliate ex lege presso l’Avvocatura dello Stato, la quale ha senz’altro le competenze professionali per riconoscere un atto come notifica del ricorso.

In conclusione, la pronuncia del Consiglio di Stato non può che essere criticata per l’opportunità della sua motivazione: a un mese dall’entrata in vigore del PAT non convince il Giudice Amministrativo che finge di non conoscere una normativa tecnica ormai ben conosciuta da mesi ai professionisti del settore.

Allo stesso modo, non convince un Consiglio di Stato che, in pochi mesi, ora commina l’inesistenza della notificazione, ora ne dichiara l’ammissibilità, per poi tornare sui suoi passi, senza considerare l’affidamento ingenerato nel difensore proprio dal Consiglio di Stato stesso nella sua ultima pronuncia.

In secondo luogo, pur con il rischio di cadere in considerazioni demagogiche, la decisione dei Giudici di Palazzo Spada va considerata sotto un ulteriore profilo di opportunità.

Il giudizio in esame aveva ad oggetto un giudizio di ottemperanza, a sua volta facente capo ad un decreto di corresponsione di somme come equa riparazione ex c.d. legge Pinto.

La mia solidarietà va, quindi, ai ricorrenti che, prima hanno avuto esperienza della “non” ragionevole durata del processo in Italia, per poi scoprire che il rimedio di cui alla Legge Pinto alle volte necessita dell’intervento del Giudice Amministrativo. Infine, i ricorrenti hanno appreso che una raffinata ricostruzione normativa delle vicende di un regolamento effettivamente esistente ma non ancora applicabile, vale il rigetto della loro domanda, e una consistente somma da corrispondere come contributo unificato.

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3 pensieri su “Ci risiamo. La notifica PEC è inesistente.


  1. ho scoperto questo blog importante sul p.a.t. dall’altro ottimo blog dell’ Avv. Roberto Arcella (Napoli)

    grazie, verrò per imparare e per apprendere

    complimenti

    Mi piace

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