Domicilio digitale nel PAT: le 4 cose che deve fare l’avvocato

Sul sito istituzionale della Giustizia Amministrativa è stato pubblicato il parere rilasciato dall’Ufficio Studi, richiesto dal Segretario Generale della Giustizia Amministrativa su varie questioni inerenti il domicilio digitale.

La vicenda

Le modifiche apportate dal d.l. 168/2016 all’art. 25 c.p.a. avevano determinato un regime transitorio del domicilio dell’avvocato.

Da una parte, infatti, veniva introdotto il c.d. domicilio digitale mentre, dall’altra, veniva prevista l’abrogazione della c.d. domiciliazione automatica in segreteria a partire dal 1 gennaio 2018.

Il sistema in vigore dal 2018 non era quindi chiaro e vari commentatori si sono espressi circa il venir meno del domicilio fisico dell’avvocato in favore dell’unico domicilio digitale.

Al contrario, altri commentatori hanno affermato il diritto alla c.d. notifica cartacea in caso di impossibilità di notifica al domicilio digitale e, di conseguenza, la necessità di indicare e conoscere il domicilio fisico.

I quesiti del Segretariato Generale

I quesiti posti all’attenzione dell’Ufficio Studi sono i seguenti:

a) se può ritenersi che il domicilio eletto, indipendentemente dall’ubicazione fisica dello studio dell’avvocato, sia l’indirizzo PEC;
b) se deve comunque ritenersi ammissibile l’elezione di un domicilio fisico e, in caso affermativo, quid juris in caso elezione di domicilio in luogo diverso dalla città ove ha sede l’Ufficio giudiziario adito;
c) se nel modulo deposito ricorso è opportuno prevedere come domicilio eletto la PEC RegIndE;
d) se alle segreterie, in caso di elezione di domicilio fisico presso lo studio ubicato in città diversa dalla sede dell’ufficio giudiziario, si debba dare indicazione di inviare comunicazione di cortesia nella quale si specifica che il domicilio è la PEC;
e) se occorre modificare il data base di SIGA specificando appositamente il domicilio PEC;
f) come deve essere indicato il domicilio nei modelli dei provvedimenti della Scrivania del Magistrato”.

g) escludendo la domiciliazione ex lege, viene meno anche l’obbligo di domiciliazione fisica della parte rimanendo sufficiente una domiciliazione digitale?
h) se permane obbligo di domiciliazione fisica, è obbligatorio che si trovi nel comune ove ha sede ufficio giudiziario? In tal caso quale norma contiene ora tale previsione? L’applicazione dell’art. 82 del R.D. 37/1934 è quantomeno dubbia;
i) nel caso in cui nell’atto non venga espresso un domicilio fisico quali sono le conseguenze ora?
l) se tutti i ricorsi soggetti a PAT (e, dunque, dopo 1° gennaio 2018, tutti i ricorsi anche quelli instaurati prima del 1° gennaio 2017) ricadono nella disciplina di cui all’attuale art. 25 c.p.a. cosa succede per quei ricorsi in cui una parte aveva eletto domicilio presso la Segreteria o vi era stata domiciliazione ex lege preso Segreteria?

Le risposte dell’Ufficio Studi

Secondo il parere rilasciato, il domicilio digitale di cui all’art. 25, co. 1 bis c.p.a. si applica a tutti i giudizi instaurati successivamente al 1 gennaio 2017 in regime PAT che ai giudizi, instaurati con modalità cartacee, ma sottoposti al regime PAT a decorrere dal 1 gennaio 2018.

Inoltre, nel richiamare le fonti in materia di notificazione nel processo amministrativo, viene sottolineato come la notifica a mezzo PEC sia una facoltà del difensore, dovendosi escludere che “il domicilio fisico abbia perso del tutto rilevanza nel nuovo assetto processuale“, con riguardo alla fase introduttiva del giudizio.

Inoltre, afferma l’Ufficio Studi, il domicilio fisico rimarrebbe operativo nelle situazioni residuali nelle quali non fosse possibile effettuare la notificazione presso il domicilio digitale.

In particolare, nel parere viene richiamata l’ipotesi della notificazione dell’impugnazione della sentenza di primo grado, ai sensi dell’art. 93 c.p.a.

In tale ipotesi, qualora il domicilio digitale non venga riportato in sentenza, l’avvocato appellante dovrà diligentemente estrarre lo stesso dai pubblici registri e, solo in caso di inoperatività dell’indirizzo PEC estratto, procedere alla notifica dell’atto di appello presso il domicilio fisico segnalato da controparte all’atto di notificazione della sentenza.

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Le 4 cose che deve fare l’avvocato

  1. L’avvocato deve indicare il proprio domicilio digitale all’interno dell’atto: il proprio indirizzo PEC;
  2. L’avvocato può eleggere domicilio fisico in aggiunta al domicilio digitale. Non vi è alcun obbligo di eleggere domicilio fisico;
  3. Nel compilare il modulo di deposito telematico, l’avvocato deve indicare, quale indirizzo PEC scelto per il domicilio digitale, l’indirizzo PEC comunicato al RegIndE;
  4. Comunicare ogni variazione al domicilio digitale eletto (es. cambio o cancellazione dell’indirizzo PEC).

Cosa succede se non è stato segnalato il domicilio fisico?

Il parere dell’Ufficio Studi risolve il caso di malfunzionamento dell’indirizzo PEC o di messa indicazione del domicilio digitale o fisico permettendo la notificazione mediante deposito dell’atto presso la segreteria dell’ufficio giudiziario,in base a quanto indicato dall’art. 82 R.D. 37/1934.

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